Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo.(Vincent Van Gogh)

lunedì 13 novembre 2017

IL RISVEGLIO EMOTIVO PER UN DIALOGO EMPATICO



Salve ragazzi, vi presento questo interessantissimo
articolo della prof.ssa Serenella Pilati, che riflette
sui temi che hanno portato alla formulazione 
del progetto che stiamo conducendo in questo anno 
scolastico; vi consiglio di meditare in particolare 
sui concetti evidenziati in azzurro, se avrete bisogno
di chiarimenti ne parleremo in classe. 

 “…Ovviamente nessun percorso è una risposta al problema. Ma data la crisi che i nostri alunni si trovano a fronteggiare, e data la speranza alimentata dai percorsi di alfabetizzazione emozionale, non dovremmo, ora più che mai, insegnare ad ogni alunno queste abilità, che sono essenziali per la vita? E se non ora, quando?”


Parlare di emozioni significa confrontarsi con una componente essenziale della nostra vita, Golemann al quale si deve la teorizzazione del concetto di intelligenza emotiva e sociale,  ha posto l’attenzione sull’ampia influenza della presa di consapevolezza tra emozioni e meccanismi di apprendimento-insegnamento, e l’ha definita l’insieme delle capacità  che richiamano la consapevolezza di sé, la capacità di saper gestire il proprio mondo emotivo o interiore, l’esercizio della empatia e la capacità di entrare in relazione con gli altri. Le emozioni intrattengono un rapporto di stretta relazione con l’organizzazione delle capacità intellettive a partire dai primissimi momenti di vita e a dimostrazione di ciò vi è il fatto che cominciamo da subito ad abbinare fenomeni e sentimenti. Contrariamente all’influenza di un certo dualismo che ci ha indotto a vedere separatamente le capacità relazionali da un lato e le emozioni dall’altro, la mente viene formandosi una comune origine di emozioni ed intelletto, un’integrazione tra facoltà diverse. Le emozioni concorrono a formare la mappa interiore della persona nella quale rientra anche il desiderio di entrare in sintonia con l’altro. Tale architettura emotiva è il frutto di una successione di stadi che caratterizzano lo sviluppo emotivo e attraverso i quali ognuno deve formarsi nelle sue capacità di provare emozioni. Siegel, fondatore della neurobiologia interpersonale, utilizza il termine Mindsight per indicare quella capacità che unisce a un tempo la comprensione della mente e l’empatia per capire la mente dell’altro. Le pratiche educative e le relazioni umane che le sostanziano dovranno prestare attenzione alla qualità delle esperienze emotive all’interno della famiglia, della scuola e delle diverse agenzie ed ambiti che risultano espressione di un’intenzionalità educativa specifica. L’attenzione per il ruolo delle emozioni all’interno delle relazioni educative, si è venuta ampliando grazie agli studi compiuti intorno alla competenza emotiva ed alla metacognizione emotiva. Questa, intesa come capacità di comprendere la natura, le cause e le possibilità di controllo delle emozioni, aggiunge la capacità di saper regolare sia l’espressione sia il vissuto emozionale: si pensi agli alunni che mentre vivono difficoltà legate all’apprendimento di una materia, possono, se adeguatamente aiutati a comprendere la natura e le cause dell’ansia provata, individuare quelle strategie per evitare che le emozioni impediscano la buona riuscita dell’apprendimento. Per tali ragioni si comprende perché le emozioni siano sempre più indagate soprattutto in rapporto alle difficoltà di quel particolare periodo di crescita che è l’adolescenza. Dal punto di vista specificatamente pedagogico, l’attenzione per il tema delle emozioni si interseca con il fondamento che le emozioni “parlano dentro”. Eugenio Borgna sottolinea che le emozioni “dicono quello che avviene in noi, nella nostra psiche, nella nostra interiorità, nella nostra anima…solo chi dà ascolto alle proprie emozioni può realizzare cose razionali”. In un mondo di schiamazzo mediatico, narcisista e solipsistico, educare al raccoglimento, all’ascolto è dare importanza al contatto più profondo con il proprio mondo interiore per rivolgere lo sguardo non tanto a ciò che si fa ma a ciò che si è, invitano a pensare che essere significa sentire, e sollecitano a sostituire “penso, dunque sono, “con “sento, dunque sono”. Pertanto la pratica educativa ha il duplice compito di guidare la persona a saper accogliere, elaborare, esprimere, riconoscere, narrare e raccontare il soggettivo mondo interiore grazie alla molteplicità di codici linguistici di cui dispone. Il secondo compito della riflessione pedagogica sulla competenza affettiva è aiutare il soggetto in formazione a saper convivere in modo autentico, sereno, collaborativo e responsabile a costruirsi progressivamente una mens empatica. Goleman , nel discutere le radici dell’empatia, dà evidenza al rapporto intercorrente tra autoconsapevolezza emozionale e capacità di leggere e comprendere i sentimenti degli altri. In ambito educativo è d’uopo annotare la necessità di conoscere e valorizzare la disponibilità affettiva di ciascun educando, di comprendere ed educare la sua emozionalità. Bisogna coltivare le abilità del cuore fin dalla prima infanzia, è un impegno formativo che abbisogna di essere custodito dai differenti contesti e che dalla persona deve essere assunto come peculiare per tutta l’intera esistenza. Il bambino custodisce legami affettivi e mentali mediante l’esperienza di accudimento e di cura dei suoi bisogni, secondo la teoria dell’attaccamento. La sentimentalità trascurata è premessa di vuoto psicologico. In ogni situazione di apprendimento c’è una osmosi tra sfera affettiva e sfera cognitiva. Le motivazioni allo studio sono destate e sostenute oltre che dall’aiuto offerto dall’insegnante a riflettere ed apprendere riguardo le personali modalità apprenditive, da un clima relazionale in cui il soggetto in formazione si percepisce stimato, adeguato e si rende conto di essere produttore di successo personale. Il successo consolida la motivazione allo studio. Ogni azione educativa e formativa è generatrice di dinamiche emotivo- affettive che trovano non poco le radici negli atteggiamenti e nei comportamenti dell’educatore, nella sua struttura affettiva, morale ed emotiva. Discente e docente compenetreranno le loro sinergie per la realizzazione di un campo di sinergia personologica e dottrinale. Nella prospettiva di una scuola che non si occupi dell’alunno dalla testa in su, per dirla con Rogers, giocano un ruolo fondamentale le doti di personalità dell’educatore e la sua professionalità, la sua umanità e la sua cultura, il suo stile interpersonale ed il suo equilibrio emotivo-sentimentale.

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