Salve ragazzi, vi presento questo interessantissimo
articolo della prof.ssa Serenella Pilati, che riflette
sui temi che hanno portato alla formulazione
del progetto che stiamo conducendo in questo anno
scolastico; vi consiglio di meditare in particolare
sui concetti evidenziati in azzurro, se avrete bisogno
di chiarimenti ne parleremo in classe.
“…Ovviamente nessun percorso è
una risposta al problema. Ma data la crisi che i nostri alunni si trovano a
fronteggiare, e data la speranza alimentata dai percorsi di alfabetizzazione
emozionale, non dovremmo, ora più che mai, insegnare ad ogni alunno queste
abilità, che sono essenziali per la vita? E se non ora, quando?”
Parlare di emozioni significa confrontarsi con
una componente essenziale della nostra vita, Golemann al quale si deve la teorizzazione
del concetto di intelligenza emotiva e sociale,
ha posto l’attenzione sull’ampia influenza della presa di consapevolezza
tra emozioni e meccanismi di apprendimento-insegnamento, e l’ha definita
l’insieme delle capacità che richiamano
la consapevolezza di sé, la capacità di saper gestire il proprio mondo emotivo
o interiore, l’esercizio della empatia e la capacità di entrare in relazione
con gli altri. Le emozioni intrattengono un rapporto di stretta relazione con
l’organizzazione delle capacità intellettive a partire dai primissimi momenti
di vita e a dimostrazione di ciò vi è il fatto che cominciamo da subito ad
abbinare fenomeni e sentimenti. Contrariamente all’influenza di un certo
dualismo che ci ha indotto a vedere separatamente le capacità relazionali da un
lato e le emozioni dall’altro, la mente viene formandosi una
comune origine di emozioni ed intelletto, un’integrazione tra facoltà diverse.
Le emozioni concorrono a formare la mappa interiore della persona nella quale
rientra anche il desiderio di entrare in sintonia con l’altro. Tale
architettura emotiva è il frutto di una successione di stadi che caratterizzano
lo sviluppo emotivo e attraverso i quali ognuno deve formarsi nelle sue
capacità di provare emozioni. Siegel, fondatore della neurobiologia
interpersonale, utilizza il termine Mindsight per indicare quella capacità che
unisce a un tempo la comprensione della mente e l’empatia per capire la mente
dell’altro. Le pratiche educative e le relazioni umane che le sostanziano
dovranno prestare attenzione alla qualità delle esperienze emotive all’interno
della famiglia, della scuola e delle diverse agenzie ed ambiti che risultano
espressione di un’intenzionalità educativa specifica. L’attenzione per il ruolo
delle emozioni all’interno delle relazioni educative, si è venuta ampliando
grazie agli studi compiuti intorno alla competenza emotiva ed alla metacognizione emotiva. Questa, intesa come capacità di comprendere la natura, le
cause e le possibilità di controllo delle emozioni, aggiunge la capacità di
saper regolare sia l’espressione sia il vissuto emozionale: si pensi agli
alunni che mentre vivono difficoltà legate all’apprendimento di una materia,
possono, se adeguatamente aiutati a comprendere la natura e le cause dell’ansia
provata, individuare quelle strategie per evitare che le emozioni impediscano
la buona riuscita dell’apprendimento. Per tali ragioni si comprende perché le
emozioni siano sempre più indagate soprattutto in rapporto alle difficoltà di
quel particolare periodo di crescita che è l’adolescenza. Dal punto di vista
specificatamente pedagogico, l’attenzione per il tema delle emozioni si
interseca con il fondamento che le emozioni “parlano dentro”. Eugenio Borgna
sottolinea che le emozioni “dicono quello che avviene in noi, nella nostra
psiche, nella nostra interiorità, nella nostra anima…solo chi dà ascolto alle
proprie emozioni può realizzare cose razionali”. In un mondo di schiamazzo
mediatico, narcisista e solipsistico, educare al raccoglimento, all’ascolto è dare
importanza al contatto più profondo con il proprio mondo interiore per
rivolgere lo sguardo non tanto a ciò che si fa ma a ciò che si è, invitano a
pensare che essere significa sentire, e sollecitano a sostituire “penso, dunque
sono, “con “sento, dunque sono”. Pertanto la pratica educativa ha il duplice
compito di guidare la persona a saper accogliere, elaborare, esprimere,
riconoscere, narrare e raccontare il soggettivo mondo interiore grazie alla
molteplicità di codici linguistici di cui dispone. Il secondo compito della
riflessione pedagogica sulla competenza affettiva è aiutare il soggetto in
formazione a saper convivere in modo autentico, sereno, collaborativo e
responsabile a costruirsi progressivamente una mens empatica. Goleman , nel
discutere le radici dell’empatia, dà evidenza al rapporto intercorrente tra
autoconsapevolezza emozionale e capacità di leggere e comprendere i sentimenti
degli altri. In ambito educativo è d’uopo annotare la necessità di conoscere e
valorizzare la disponibilità affettiva di ciascun educando, di comprendere ed
educare la sua emozionalità. Bisogna coltivare le abilità del cuore fin dalla
prima infanzia, è un impegno formativo che abbisogna di essere custodito dai differenti
contesti e che dalla persona deve essere assunto come peculiare per tutta
l’intera esistenza. Il bambino custodisce legami affettivi e mentali mediante
l’esperienza di accudimento e di cura dei suoi bisogni, secondo la teoria
dell’attaccamento. La sentimentalità trascurata è premessa di vuoto psicologico.
In ogni situazione di apprendimento c’è una osmosi tra sfera affettiva e sfera
cognitiva. Le motivazioni allo studio sono destate e sostenute oltre che
dall’aiuto offerto dall’insegnante a riflettere ed apprendere riguardo le
personali modalità apprenditive, da un clima relazionale in cui il soggetto in
formazione si percepisce stimato, adeguato e si rende conto di essere
produttore di successo personale. Il successo consolida la motivazione allo
studio. Ogni azione educativa e formativa è generatrice di dinamiche emotivo-
affettive che trovano non poco le radici negli atteggiamenti e nei
comportamenti dell’educatore, nella sua struttura affettiva, morale ed emotiva.
Discente e docente compenetreranno le loro sinergie per la realizzazione di un
campo di sinergia personologica e dottrinale. Nella prospettiva di una scuola
che non si occupi dell’alunno dalla testa in su, per dirla con Rogers, giocano
un ruolo fondamentale le doti di personalità dell’educatore e la sua
professionalità, la sua umanità e la sua cultura, il suo stile interpersonale
ed il suo equilibrio emotivo-sentimentale.